Perché scrivere?

L’IMPORTANZA DELL’IMPULSO ESPRESSIVO CREATIVO
Una pubblicazione di Lupo Isabella

Italia, 17 marzo 2019

Sommario

1 – L’urgenza espressiva dell’uomo

2 – In che modo esprimersi?

3 – Consigli al lettore

4 – Focus: la mia opera è degna di essere pubblicata?

1 – L’urgenza espressiva dell’uomo

Nella mia vita io scrivo, scrivo tanto. Scrivo per lavoro, scrivo per studiare, per ricordarmi le cose, per esprimere sentimenti, per interagire con il mondo e con le persone che mi circondano. Lo faccio io, come lo fanno miliardi di persone nel mondo. Spesso si dice che ciò che ci distingue dagli animali sia la creatività, ma sono portata a credere che ci anche la nostra impellente urgenza espressiva. Nel corso della nostra vita siamo sottoposti ad un numero immenso di stimoli, alcuni dei quali percepiamo in maniera conscia e altri inconscia, essi ci influenzano e ci trasformano attimo dopo attimo. Però, ci sono alcuni stimoli che rimangono particolarmente impressi nella nostra mente: questi sono quelli che ci influenzano maggiormente e, siccome essi ci hanno travolto così profondamente, spesso sentiamo la necessità di esprimere questo nostro sentimento, bello o brutto che sia. Ma oltre l’espressione immediata allo stimolo, quell’emozione si deposita nella nostra mente, ristagnando nei meandri indisturbati della nostra memoria, dove riposa indisturbata fino a chissà quando. Ma quel quando arriva quando meno ce lo aspettiamo, spesso causato da una fievole rievocazione, come un filo sottile che si insinua nella nostra mente in caccia del ricordo e, una volta trovato, lo trascina via, risvegliando in un’esplosione di sensi tutte le emozioni e percezioni che avevamo provato in quel ricordo. La maggior parte delle volte, però, capita che il ricordo non sia un insieme “fatto e finito” di tutte le sensazioni provate, ma solo una o qualcuna di esse, o addirittura un barlume sfocato della stessa, e quando il filo lo ripesca dalle profondità della nostra memoria, esso non fa in tempo ad esplodere e noi non riusciamo a identificare in origine a cosa fosse collegato quello stimolo. Ma il solo fatto che questo stimolo dal passato venga tirato di nuovo alla nostra attenzione, ciò crea uno spunto, un’idea e la nostra mente ci chiede di nuovo di esprimere e di rispondere a questo stimolo. Qui nasce la nostra profonda necessità espressiva. Essa ha infiniti modi per essere trasporta dal mondo delle idee a quello fisico e materiale in cui noi siamo incarnati, scegliere quale modo sta alla volontà e alla capacità dell’autore.

2 – In che modo esprimersi?

Come qualsiasi giovane, la mia adolescenza è stata un’esplosione travolgente e quasi soffocante di stimoli e la mia mente premeva frenetica perché io esprimessi questi miei sentimenti, quale che sia il modo. Per questo motivo, ho sperimentato molti campi diversi dell’espressione artistica. Ho provato a disegnare, ho provato a fare teatro e ho provato a suonare uno strumento. Dando come presupposto che ogni persona ha delle capacità o predisposizioni innate, ciò che mi dava speranza era la consapevolezza che è sempre possibile imparare. In periodi sfalsati, ho provato a coltivare ognuno di quei campi senza riuscire ad ottenere il risultato che speravo: ovvero non quello di diventare brava (questo era un obiettivo secondario), bensì quello di riuscire a esprimere tutto ciò in quel groviglio di sensazioni che mi portavo appresso nella mente. Ma nessuno di queste attività riuscì a soddisfare il mio obbiettivo, nonostante io abbia continuato negli anni alcuni di quegli hobby. Ciò mi fece riflettere su ciò che veramente mi piaceva fare, che facevo con voglia ma che era al tempo stesso un’abitudine, che mi dava piacere ma che non richiedesse quasi alcuno sforzo e la risposta fu: la lettura. E dal mio amore per i libri e per la parola scritta, arrivai alla scrittura; all’inizio per emulazione degli autori delle saghe fantasy che più mi intrigavano, poi come reinterpretazione creativa ed infine, come vera e propria produzione personale. Un elemento che si aggiunse negli anni, oltre alla ricerca di uno stile personale, fu l’esplorazione delle lingue, soprattutto dell’inglese. Io studio, ho studiato e credo studierò per sempre la lingua inglese e, anche se la mia conoscenza prettamente dottrinale è ancora marginale, il mio livello di comunicazione ha raggiunto ormai un livello tale da permettermi una certa fluidità nell’espressione anche creativa. Certo, i dizionari costituiscono ancora uno dei miei più grandi alleati, ma mi capita spesso di “pensare in inglese” e costruire interi discorsi senza difficoltà. Questo mi ha spinto a provare a scrivere direttamente in inglese: l’esperienza ha dato una sferzata di entusiasmo, perché dovevo mettermi in gioco completamente, dovendo esplorare i meandri di una lingua a me non materna, con vocaboli ed espressioni idiomatiche che riescono ad accarezzare sfumature di significato sempre nuove. Potrebbe essere che in futuro, quando la mia conoscenza delle altre lingue che sto attualmente studiando sarà molto più approfondita, troverò gratificante l’espressione in una di esse, nonostante credo che l’italiano rimanga ancora il mezzo che prediligo di più nella scrittura.

3 – Consigli al lettore

Con questo excursus sulla mia ricerca del mezzo di espressione, voglio farti riflettere, caro lettore, su alcuni punti:

  • anzitutto, ognuno ha diversi gusti e predisposizioni, anche nell’espressione artistica, se nel mio caso la scrittura si è rivelata essere mia buona alleata, per te potrebbe esserlo qualcos’altro;
  • non demordere nella tua ricerca, potrebbe essere che il mezzo che più gratifichi la tua espressione tu non lo abbia ancora trovato (prova a cercare tra i modi di espressione meno ovvi, che possono spaziare dal giardinaggio alle arti marziali, alla cucina ecc.);
  • non fermarti a un solo “strumento”, sperimenta tra vari e prova a coltivarne più di uno (io, per esempio, coltivo ancora molto il teatro);
  • non ti demoralizzare se il risultato non ti sembra “bello”, spesso ciò che creiamo deve essere elaborato nel tempo e con calma; per ora hai almeno dato un minimo sfogo alla tua creatività;
  • non metterti fretta, spesso quando non troviamo la soluzione a un dilemma, la cosa migliore è non pensarci e la risposta verrà da sé;
  • una volta trovato lo “strumento” che più ti si addice, non sforzare la tua creatività a una produzione in serie (io, per esempio, spesso non scrivo per mesi interi);
  • tieni a mente che l’obiettivo della tua produzione non è la pubblicazione al mondo esterno, ma la risposta alla tua esigenza espressiva, non tenere a freno alcuni modi di espressione solo per paura di quello che la gente potrebbe pensare: la pubblicazione della tua opera è un passaggio non solo successivo, ma anche eventuale, nessuno ti obbliga e l’opera può tranquillamente rimanere privata; intanto hai comunque soddisfatto la tua creatività.

Video esclusivo di uno scrittore disperato

“Cosa avrò che non va?”

4 – Focus: la mia opera è degna di essere pubblicata?

Viviamo in un’era in cui più di 5 miliardi di persone nel mondo sanno leggere e scrivere, la maggior parte delle quali ha accesso a un mezzo di espressione nazionale o addirittura internazionale, soprattutto dopo la venuta di Internet e dei social networks. Se pensiamo, invece, a poche centinaia di anni fa, le persone che ricevevano un’istruzione e che potevano avere una carriera letteraria (o artistica) erano solo un’élite. E se pensiamo a quanti capolavori sono stati creati ai tempi, quando così poche persone potevano farlo, è naturale pensare, oggigiorno, che: “Su 5 miliardi di persone, sicuramente ci avrà già pensato qualcuno, no?” Ma, rispetto al passato, noi siamo anche soggetti ad un numero enormemente maggiore di stimoli, non solo scientifici, ma anche culturali e artistici: per esempio, anche Omero, se fosse vissuto ai nostri giorni, avrebbe potuto scrivere un’epopea sui viaggi spaziali, ma ai suoi tempi questo stimolo non era presente, oppure ancora Murakami (autore giapponese contemporaneo) che ha scritto la trilogia “1Q84”, non l’avrebbe mai potuta scrivere se prima Orwell non avesse pubblicato il suo famosissimo romanzo “1984”. Questo per dire che, grazie al fatto che siamo tutti diversi e siamo soggetti a stimoli completamente diversi l’uno dall’altro, riusciamo ad avere idee ed ispirazioni uniche rispetto agli altri; nessuno ha vissuto la sua vita come l’hai vissuta tu e questo ti rende speciale e tu hai diritto a esprimere ciò che hai provato e a lasciare libero sfogo alla tua creatività. Ricorda anche che non esiste un supremo “dio dell’arte” che giudica le opere degli umani e decide quali sono degne di essere considerati buone e quali no: l’unicità degli esseri umani sta anche nell’ampissima diversità dei nostri gusti: non a tutti piacciono le stesse cose, ma questo non le rende meno degne di essere apprezzate, in fondo su 5 miliardi di persone a qualcuno piacerà, no?

 

Lupo Isabella

 

Sull’essenza dannata del ricercatore

Più si va avanti nella ricerca e più la consapevolezza dell’infelicità si fa chiara. “Perchè?”: è questa parola magica a segnare l’inizio di questo viaggio tra telos, istinti, felicità e ricerca.

Perché scrivere?

Quante volte hai sentito la necessità di buttare fuori in qualche modo quel groviglio di emozioni e stimoli che ti tieni dentro?
Ognuno di noi ha bisogno di dar sfogo al proprio impulso creativo, ma in che modo farlo?
Vale davvero la pena condividere con gli altri quello che abbiamo “creato”?

Un Folle

Chi può dire chi io sia se non io stesso!
Nel coraggio di vivere, è oggi la vera virtù.

L’anima perduta

Spesso abbiamo bisogno di soffrire per scoprire quanto è bello emozionarsi ed emozionare: vivere.

L’Aurora e La Porta

Un percorso lungo la temporalità. Dai primi versi sbocciati nel 1995 all’attraversamento di un Porta al di la dello spazio e del tempo. Cosa ci aspetterà in questo eterno viaggio?

L’errore della soggettività

Le cattive abitudini applicate alla Vita dell’inconscio.

Angeles

Un canto di rivalsa contro la deturpazione

Vorrei ricordare

Come le onde del mare, il tempo scandisce a ritmi più o meno regolari le nostre esistenze: uniche e indispensabili per noi, del tutto marginali per l’evoluzione dell’Uomo.

Gesù: il primo coach moderno nella storia dell’umanità

La figura del coach sembra essere divenuta una moda, ma da dove trae le sue origini? Quali sono i parallelismi con il metodo socratico? E ancora: vi è un qualche collegamento tra Socrate e Gesù? Quest’ultimo è davvero esistito?

L’attesa nella malinconia

Cos’è l’attesa se essa è accompagnata dalla malinconia?

>
error: Attenzione: Il contenuto è protetto da copyright!