Sulla schiavitù dell'umanità

"E se fosse tutto già scritto?" Una pubblicazione di Lupo Stefano

Italia, 2 febbraio 2019

Sommario

1 – Introduzione

  • Diventiamo ricercatori
  • L’universo “scientifico”
  • Ad ognuno i suoi ruoli
  • La mia teoria
  • Avvertenze
  • Come procederò

2 – Quei cervelloni dei nostri avi

  • Saggezza antica?
  • Determinismo logico
  • Determinismo meccanicistico
  • Contro il determinismo logico
  • Contro il determinismo meccanicistico
  • Eccoli tutti
  • Fondiamo le basi
  • La necessità di una mappa

3 – Ma va: l’universo non è deterministico!

  • La “terra dei libertari”
  • Risposte dei libertari
  • Dunque?

4 – Siamo divinità?

5 – C’è qualcosa che non va

  • Riepiloghiamo
  • La “terra dei compatibilisti concettuali”
  • Abbiamo risolto il determinismo?
  • Altre strategie
  • Un problema linguistico?

6 – I veri problemi dietro al libero arbitrio

7 – La mia prospettiva dualista

  • Da dormiente a risvegliato
  • Una teoria campata per aria?
  • Una visione sbagliata
  • Riecco la fisica quantistica
  • Determinati da chi?
  • Chi ha ragione?
  • Conclusioni

 

1 – Introduzione

  • Diventiamo ricercatori

Proprio adesso stai leggendo queste parole davanti ad uno schermo. Sei tu a scegliere di continuare a leggere? Scaccia quel banale “Sì” che la tua mente sta generando quasi automaticamente e scava nella tua profondità dell’animo. Scava più a fondo e, una volta arrivato alle porte del tuo inconscio, chiediti che potere di scelta autentico hai. Tutto ciò che hai compiuto da quando ti sei svegliato fino ad ora lo hai fatto con libertà? Non intendo se sei stato costretto o meno da qualcuno. Ti invito solo a chiederti se davvero sei libero in un senso “forte”. Hai una qualche forma di libero arbitrio o sei semplicemente lo spettatore di un’opera già scritta? Per rispondere a queste domande, dobbiamo bandire ogni risposta intuitiva che ci genera il subconscio ed indossare le vesti di “ricercatori” seri e competenti.
Queste riflessioni sono tutt’altro che originali e innovative. Esiste un’immensità di letteratura sul libero arbitrio. La domanda su ciò che compiamo per nostra autentica scelta è così importante che quasi tutti i grandi pensatori del passato l’hanno affrontata.

  • L’universo “scientifico”

La scienza ci ha abituato ad identificare con il nome di realtà tutto ciò che sperimentiamo con i nostri sensi e che è calcolabile e prevedibile. La fisica classica ci illustra un universo meccanicistico in cui tutto è predeterminato alla perfezione. La biologia ci mostra tutti gli automatismi delle nostre cellule. La psicologia enuncia i particolari meccanismi di funzionamento della mente umana. In conclusione, l’insieme delle scienze pare suggerirci la realtà come un grande teatro in azione. Un teatro in cui noi non abbiamo alcun potere in proposito. Seguiamo rigorosamente leggi prestabilite a livello psicologico, biologico, fisico ecc. Tutto pare avere una spiegazione razionale e ogni nostra “scelta” sembra predeterminata, una pura illusione, una piccola formalità che ci permette di mantenere la nostra sanità mentale. Immagina come la prenderebbe tutta l’umanità se si scoprisse che qualsiasi cosa “è già scritta”, che l’azione di chiunque può essere prevista da un calcolatore abbastanza sofisticato, che la libertà è soltanto una parola vuota, priva di un significato “profondo”. Personalmente credo che, nel caso di una simile rivelazione, parecchie persone subirebbero un grande trauma. Un trauma talmente tanto grande da portare a chissà quale follia mentale.

  • Ad ognuno i suoi ruoli

La scienza dà dati e risultati sperimentali. L’interpretazione di quei dati non spetta soltanto agli scienziati, ma a qualunque Libero Pensatore. Non si ci può aspettare che un panettiere, solo per il fatto di sfornare pane, sia in grado di costruire una scienza alimentare. Lo scienziato sforna pane, il pensatore lo prende e, inserendolo in un contesto più ampio e completo, costruisce una scienza alimentare. Affermo dunque: basta a questa visione “scientifica” del mondo costruita dai panettieri; lancio un’invettiva alla scienza che invade il campo di altre discipline. Non mi riferisco ad alcuna religione, solo alla più vasta concezione della parola filosofia. È compito dei filosofi generare una visione del mondo coerente con i dati sperimentali. Questa è la mia invettiva: mai più dogmatismi scientifici; che l’immaginazione riprenda il trono che gli spetti; che le idee inizino a circolare liberamente tra tutti i Liberi Pensatori sparsi sulla superficie del globo.

  • La mia teoria

In questa pubblicazione affermo che l’umanità è spaccata in due: i dormienti e i risvegliati. I dormienti non hanno alcun libero arbitrio e la loro vita è pienamente predeterminata. In poche parole, con dati sufficienti e con un calcolatore abbastanza potente, potremmo prevedere qualsiasi scelta di un dormiente. I risvegliati, invece, hanno libero arbitrio e questa capacità è tanto incredibile da conferirgli quasi il titolo di “divinità” in Terra.
Sono consapevole della forte presa di posizione delle mie affermazioni e posso assicurare il lettore che passo dopo passo lo guiderò verso la mia visione della parola libertà. Cercherò di mostrargli il perché affermo tutto ciò e le alternative con le quali il lettore può schierarsi.

  • Avvertenze

Chiunque si senta troppo intelligente per sprecare il suo prezioso tempo su una pubblicazione che suscita delle riflessioni sul libero arbitrio è già condannato a perire nel suo fango di presunzione. Nella “Storia del Pensiero” occorre umiltà, razionalità e un pizzico di coraggio. A tutti coloro che hanno il coraggio di avventurarsi in questo labirinto dedico questa pubblicazione.

  • Come procederò

Procederò per 7 passi. Per prima cosa, porrò le fondamenta sul discorso del libero arbitrio illustrando brevemente la storiografia della letteratura a riguardo e definendo alcuni concetti che verranno usati più avanti. Con il capitolo 3 entriamo nell’universo della fisica quantistica cercando di illustrare alcune posizioni sul libero arbitrio che si basano su di essa. Il capitolo 4 è dedicata ad una teoria tanto affascinante quanto azzardata; arriveremo a perlustrare i confini tra umanità e divinità. Agli amanti della logica e della linguistica il capitolo 5 farà certamente un immenso piacere: avremo a che fare con John Locke e la sua ridefinizione linguistica del concetto di libertà e mostreremo se questa libertà sia di qualche consolazione o meno. Il capitolo 6 riguarda tutte le posizioni affrontate da una prospettiva più ampia, delineando quali sono davvero i problemi dietro al libero arbitrio e come si possono risolvere. Per chi sarà infine arrivato al cuore del labirinto, nel capitolo 7 gli illustrerò la mia personale teoria e mostrando le prove che la sostengono.

2 – Quei cervelloni dei nostri avi

“Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspettavi”

Eraclito

  • Saggezza antica?

Non sappiamo esattamente se siamo noi ad identificare gli “antichi” come dei saggi o se effettivamente essi fossero parecchio più saggi di noi. Credo che il passato venga idealizzato fino ad una “cristallizzazione” ideologica di comune accordo. In effetti, a parte alcuni scienziati che vedono nel passato solo ignoranza ed ingenuità, la maggior parte delle persone reputa i pensatori del passato dei grandi “cervelloni”.
Riguardo al problema del libero arbitrio già tra il quinto e il sesto secolo a.C., esistevano due forme di determinismo[1]:
• il determinismo logico di Diodoro Crono;
• il determinismo fisico-meccanicistico di Democrito.

  • Determinismo logico

Nel primo caso, Diodoro analizza gli enunciati temporali quali ad esempio la frase “John si è seduto alla scrivania all’istante t”. Diodoro riflette sul fatto che questi enunciati sono necessariamente falsi o necessariamente veri e che possiamo scoprire ciò solo una volta che l’istante t è avvenuto. Di fatto, esistono una serie di enunciati temporali veri che si svolgono nel passato. E che dire per gli enunciati temporali che si svolgono nel futuro? Prima che John si sieda sulla sedia è possibile già “prevedere” che ciò accada o meno? In altre parole, è possibile avere un valore di verità definito per gli enunciati temporali futuri così come avviene per quelli passati? Secondo Diodoro, il fatto di non poter prevedere se John si siederà o meno alla scrivania nell’istante t è dovuto solo a dei difetti dei dati in nostro possesso o dalla “rozzezza” del nostro cervello, poiché il futuro è tanto determinato come ci appare il passato. In altre parole, “in potenza” potremmo prevedere qualsiasi evento, poiché logicamente il determinismo basato sulla linguistica di Diodoro tiene in piedi.

  • Determinismo meccanicistico

Il determinismo di Democrito invece è parecchio diverso ed appare più vicino alla visione scientifica newtoniana dell’universo. Per Democrito, gli atomi che compongono la realtà che ci circonda, si dispongono con un ordine ed un criterio ben specifico. In altre parole, senza mai esplicitarlo del tutto, Democrito anticipò la concezione scientifica di “legge di natura”.
Il filosofo analitico Peter van Inwagen[2] chiama questo tipo di determinismo[3], basato sulle leggi di natura, nomico (da “nomos” che in latino significa “legge”). Per il determinismo nomico dunque, data la configurazione dell’universo in un dato istante e date le sue leggi di natura, si può prevedere la configurazione dell’universo in un qualsiasi altro istante passato o futuro dell’istante dato.

  • Contro il determinismo logico

Tuttavia, già in passato sia il determinismo logico che quello meccanicistico avevano ricevuto dei controargomenti. In particolare il filosofo Carneade[4] rispose al determinismo logico affermando che le condizioni di verità delle proposizioni future dipendono dall’avvenimento o meno degli eventi futuri e che quindi esse non sono già predeterminate. Dunque, mentre per le proposizioni passate possiamo affermare se esse sono vere o false, per quelle future non possiamo farlo, non per una nostra carenza di facoltà, ma perché gli eventi che essi descrivono nel futuro sono ancora indeterminati.

  • Contro il determinismo meccanicistico

Riguardo al determinismo di Democrito invece il poeta latino Lucrezio aveva argomentato con l’inserimento del clinamen: una sorta di deviazione del moto degli atomi non ben determinato che sarebbe una via di fuga un po’ ambigua dal determinismo assoluto.

  • Eccoli tutti

Oltre ai determinismi sopra citati varie posizioni sul libero arbitrio sono state prese dai nostri antenati cervelloni. Ne illustrerò qui di seguito le principali, giusto per dare un quadro complessivo dell’importanza dell’argomento del libero arbitrio già in passato.

1. Epicuro: la sorte e il destino sono padroni che tendono a ridurci in schiavitù; solo ciò che è “presso di noi” è senza padrone e ci garantisce la responsabilità morale;
2. Zenone: “Solo il saggio è libero. La libertà è il potere di azione autonoma” anche se “Il saggio è più raro della fenice”;
3. Epitteto: “Dio ha introdotto l’uomo nel mondo come spettatore di sé e delle sue opere; e anzi, non solo come spettatore ma come interprete di esse”;
4. Galeno: il problema della responsabilità morale va sostituito con quello della pericolosità sociale;
5. Seneca: “La libertà è obbedire a Dio”;
6. aristotelici: la libertà sta nella volontarietà dell’azione e nella deliberazione di quest’ultima;
7. Plotino: contro il fatalismo afferma che “Urge infatti rendere a noi uomini ciò che è nostro”. Crede che l’autentica libertà e l’autonomia di azione non implichino affatto la possibilità di scegliere secondo alternative contingenti dato che l’uomo è libero quando agisce in accordo alla sua natura più vera e razionale;

Per rendere ancora più chiare queste posizioni le commenterò qui di seguito:
1. Che cos’è “presso di noi”? La forma di libertà di cui tratta Epicuro è molto debole ed è paragonabile ad alcune posizioni di compatibilismo concettuale che analizzeremo più avanti;
2. Che cos’è l’azione autonoma? Affermare inoltre che solo una figura rarissima quale il saggio stoico sia libero corrisponde con il dire che il 99,9% della popolazione mondiale non ha libero arbitrio;
3. Ancora una volta qui non esiste libero arbitrio a causa di un determinismo “divino”;
4. Galeno, da medico, non tratta in maniera esplicita di libero arbitrio, ma commenta ampiamente le sue posizioni riguardo ad un argomento collegato al libero arbitrio: la responsabilità morale;
5. Anche qui sembra che la libertà diventi semplicemente un accettare il nostro determinismo;
6. Posizione molto simile al concetto di libertà lockiana che analizzeremo in seguito;
7. Plotino anticipa i tempi sia su quella che viene chiamata “agent causation”, che vedremo in seguito, che sul determinismo razionale di Locke. In effetti, Plotino non fa altro che introdurre un determinismo differente da quello che abbiamo chiamato “nomico” così da ridefinire il concetto di libertà.

  • Fondiamo le basi

Non reputi anche tu che tutte queste analisi dei nostri antenati lascino un po’ a desiderare? Forse è perché oggigiorno la società si è “evoluta” in una tal maniera da renderci bisognosi di un senso più “forte” di libero arbitrio. Prima di proseguire introdurrò altri due concetti che saranno utili nel nostro viaggio all’interno di questo labirinto:
determinismo razionale: afferma che è la nostra razionalità a scegliere per noi in base a ciò che ci è più conveniente. In questo senso, tutte le nostre decisioni sarebbero determinate da questo “modulo” della nostra mente (se così si può definire la razionalità) e pertanto non avremmo un libero arbitrio in senso “forte”;
determinismo psicologico[5]: ogni nostra azione sarebbe determinata da meccanismi psicologici dipendenti da vari fattori (educazione, dipendenze, credenze ecc.; in pratica quelle che io chiamo “catene della volontà”). Saremmo dunque “succubi” del nostro stesso cervello e il libero arbitrio sarebbe una semplice illusione.
Si faccia attenzione a non confondere il determinismo con il principio della causazione universale che afferma semplicemente che ogni fenomeno è riconducibile a delle cause.
Chi afferma che il determinismo è compatibile con il libero arbitrio viene definito un “compatibilista”; al contrario, chi afferma che determinismo e libero arbitrio si escludano a vicenda viene definito un “incompatibilista”. Il determinismo con il compatibilismo arrivano ad un “soft determinism” (un determinismo in cui noi siamo liberi), il determinismo con l’incompatibilismo arrivano ad un “hard determinismo” (un determinismo in cui non siamo liberi).

  • La necessità di una mappa

Ora che abbiamo indagato le varie posizioni dei nostri antenati e possediamo le basi per entrare in questo labirinto, ci occorre trovare una “mappa”. La mappa di cui mi avvalgo qui è l’argomento “classico” contro il libero arbitrio[6]. Esso è così riassunto:
1. se l’universo è deterministico e non possiamo cambiare il passato né le leggi della fisica, ogni nostra azione è inevitabile;
2. il libero arbitrio presuppone la capacità di fare altrimenti;
3. se la premessa 1 è vera, allora il libero arbitrio è un’illusione;
4. l’universo è deterministico;
5. non possiamo cambiare il passato;
6. non possiamo cambiare le leggi della fisica;
7. pertanto il libero arbitrio è un’illusione.
La prima premessa è in realtà una conseguenza del “Consequence Argument” riguardo il determinismo nomico di Van Inwagen[7]. La premessa 3 unisce semplicemente la premessa 1 con il libero arbitrio. Grazie a questo argomento ci verrà più semplice sapere dove ci stiamo muovendo nel corso del nostro viaggio in questo labirinto. Quest’argomento sarà una vera e propria mappa per la nostra ricerca. Per affermare il libero arbitrio dunque è necessario negare una di queste premesse. In base a quale premessa si nega si arriva ad una teoria pro libero arbitrio.
• I libertari negano la premessa 4: l’universo non è deterministico;
• i compatibilisti metafisici negano la premessa 6: l’uomo ha la capacità di agire sulle leggi della fisica;
• i compatibilisti concettuali negano la premessa 2: il libero arbitrio non presuppone la capacità di fare altrimenti.
Riguardo la negazione della premessa 5 (che risulta complicata a causa dei paradossi del viaggio nel tempo) Chris King si basa sugli esperimenti sull’esistenza della retrocausalità per affermare il nostro libero arbitrio.[8]

[1] Con la parola determinismo mi riferisco alla concezione secondo cui ogni fenomeno/evento del presente è necessariamente determinato da un fenomeno/evento accaduto nel passato.

[2] Per approfondimenti si veda Van Inwagen “An Essay on Free Will”, 1983, ISBN 978-0-19-824924-5.

[3] Si stia attento a non confondere il determinismo con il fatalismo. Secondo quest’ultima concezione infatti ad un effetto ci si può arrivare attraverso numerose cause. Per il determinismo invece ogni effetto è determinato soltanto da una causa. In questa pubblicazione non tratterò il fatalismo.

[4] In realtà Carneade muove questo argomento contro gli stoici ed in particolare contro Crisippo; ma essendo questo anche un controargomento al determinismo logico, l’ho inserito in questo contesto.

[5] Per approfondimenti si veda Balaguer. 2010. “Free Will as an Open Scientific Problem”.

[6] Per scoprire il dibattito sul libero arbitrio nell’ambito della filosofia analitica contemporanea si veda http://dspace.unive.it/bitstream/handle/10579/6540/955903-1165730.pdf;sequence=2

[7] In realtà nell’argomento proposto è inserita anche una regola di inferenza che non commenterò poiché è stata più volte affermata come valida (con le giuste precisazioni di Johnson e Mckay).

[8] Per approfondimenti sugli esperimenti sulla retrocausalità si vedano Dean Radin, Dick Bierman, Helmut Schmidt, Leonard Leibovici, Robert Jahm, Brenda Dunne e Luigi Fantappiè. Quest’ultimo risulta interessante per la formulazione di un’alternativa al modello deterministico: la struttura cibernetica in cui i fenomeni sono determinati dal futuro e dal passato attraverso le singole scelte che compiamo nel presente.

3 – Ma va: l’universo non è deterministico!

  • La “terra dei libertari”

Il primo territorio della mappa da affrontare è la “terra dei libertari”, un luogo in cui dei saggi scienziati sembrano basarsi sulla fisica quantistica per affermare l’esistenza, nell’uomo, del libero arbitrio. Infatti, dal principio di indeterminazione formulato da Heisenberg si è arrivati a scoprire che il microcosmo segue leggi tutt’altro che deterministiche. Di una particella infatti non possiamo sapere “tutto”[1] , ma dobbiamo optare su cosa conoscere. La cosa davvero strana è che la questione di non poter saper “tutto” non dipende da nostre capacità, dagli strumenti ecc., ma è proprio intrinseca nella natura della particella! Essa risponde infatti a delle indeterminazioni che possono essere descritte da una probabilità, ma che non sono mai pienamente definite in natura[2]. Mentre perciò nel macrocosmo noi possiamo benissimo sapere contemporaneamente tutto ciò che ci serve di un oggetto, per il microcosmo questa è un’impresa impossibile. La scoperta di una legge che renda coerente l’indeterminazione microcosmica alla determinazione macrocosmica porterebbe alla cosiddetta “teoria del tutto”.
Ed è proprio su questa indeterminazione del mondo microscopico che i libertari fanno leva. In effetti, perché dovremmo accettare il determinismo nomico quando la fisica quantistica ci dice che tutta la realtà si basa su un’indeterminazione probabilistica? Il problema dell’argomento dei libertari sta nel fatto che soltanto il microcosmo sembra risentire dell’indeterminazione, mentre il mondo che sperimentiamo tutti i giorni si basa completamente su leggi determinate e prevedibili[3].

  • Risposte dei libertari

I libertari potrebbero ribattere a ciò con due strategie:
• affermando che tante piccole differenze nel microcosmo portano a grandi differenze nel macrocosmo. In questo caso però come faremmo noi a generare questo accumulo di differenze nel microcosmo?
• sostenendo che il nostro cervello abbia la capacità di amplificare in qualche modo l’indeterminazione del microcosmo così tanto da portarla nel macrocosmo e qui prendere una decisione determinata dalla nostra volontà. Risposta che introduce una facoltà molto “potente” al nostro cervello, ma che riesce in qualche modo ad affermare il libero arbitrio.

  • Dunque?

C’è poi chi afferma addirittura che per esserci libero arbitrio il mondo deve essere per forza deterministico. Se infatti questo fosse indeterministico (a livello macroscopico) non potremmo in alcun modo agire su questa indeterminazione e il libero arbitrio svanirebbe comunque[4]. Thomas Reid, per ovviare a questa critica, ha affermato che mentre tutto il mondo che ci circonda si basa su leggi deterministiche causate da quella che lui chiama “event causation”, la mente umana avrebbe una libertà particolare basata sulla cosiddetta “agent causation”. Se cioè la “macchina” del mondo prende una decisione indeterminata, noi abbiamo la libertà di scegliere se “accendere” o no la macchina, abbiamo cioè la libertà di scegliere (anche se la scelta non è poi determinata da noi) o di non scegliere. Reputo il concetto di agent causation parecchio “oscuro e cupo”, una libertà troppo debole e futile per definirci come detentori del libero arbitrio.
A meno che di affermare facoltà “paranormali” al cervello umano, il territorio dei libertari sembra piuttosto instabile. Al livello macroscopico l’universo è deterministico. Se così non fosse, non saremmo mai riusciti a spedire il primo uomo sulla Luna così come non riusciremmo a prevedere con tanta precisione fenomeni quali le eclissi solari o altro.

[1] In particolare, non possiamo sapere contemporaneamente la sua posizione e la sua velocità.

[2] In linguaggio tecnico: non si tratta di indeterminazione epistemica, ma di indeterminazione metafisica.

[3] Come ben afferma Robert Kane (2003).

[4] È un argomento che è riportato più e più volte dalla rivista “Mind”; è per questo che è conosciuto con il nome di “Mind argument”.

Video esclusivo di un esempio di agent causation

“Ti sembra un’azione libera?”

4 – Siamo divinità?

Dopo aver affermato il determinismo del macrocosmo (i fisici possono fare un sospiro di sollievo), dobbiamo abbandonare la terra dei libertari per introdurci ancora più a fondo in questo intricato labirinto. È arrivata l’ora di varcare la soglia dei compatibilisti; in particolare stiamo per percorrere il “territorio dei compatibilisti metafisici”.
In questo territorio, troviamo personaggi molto particolari quali David Lewis[1] e Kadri Vihvelin[2] che mettono in dubbio il fatto che noi non possiamo intervenire sulle leggi di natura[3]. In effetti, l’ipotesi che la nostra mente abbia un potere in grado di intervenire sulle leggi di natura sembra basarsi sull’effetto osservatore scoperto dalla fisica quantistica. Su questo punto ritorneremo quando enuncerò la mia teoria sul libero arbitrio nel capitolo 7. Dato che non c’è nulla da aggiungere su una teoria che afferma che abbiamo una sorta di “potere divino” nella nostra mente passeremo immediatamente al ben più delicato “territorio dei compatibilisti concettuali”.

5 – C’è qualcosa che non va

  • Riepiloghiamo

Finora abbiamo tentato di mettere in dubbio il determinismo nomico partendo dall’indeterminazione quantistica del microcosmo e notando che questa non viene riportata nel macrocosmo (escludendo una possibile dinamica non lineare); siamo perciò giunti alla conclusione che il determinismo non sembra attaccabile. Abbiamo allora tentato di dare agli uomini dei “super poteri” affinché riescano ad aggirare il determinismo, scoprendo che questa strategia funziona, ma che fa una supposizione davvero forte sulle nostre capacità[1]. E se invece la soluzione al libero arbitrio fosse più semplice? Se stessimo semplicemente partendo da un concetto sbagliato di libertà? È proprio ciò che indagheremo nella “terra dei compatibilisti concettuali”.

  • La “terra dei compatibilisti concettuali”

Secondo il filosofo statunitense Harry Frankfurt[2] (che lavora sull’argomento di Locke) un agente S agisce liberamente nell’eseguire l’azione A se e solo se:
1. S fa A perché vuole eseguire A;
2. se S non avesse voluto eseguire A non l’avrebbe fatto;
3. S avrebbe desiderato che la sua volizione V producesse l’azione A.

  • Abbiamo risolto il determinismo?

Quest’elegante analisi condizionale del concetto di libertà non menziona assolutamente la capacità di fare altrimenti e sicuramente piacerà a parecchi lettori dato che essa risolve il problema del libero arbitrio con una ridefinizione del concetto di libertà. Si noti però che questo argomento non sfugge al determinismo razionale[3]. Dunque, anche se non siamo “schiavi” delle leggi di natura saremmo schiavi della nostra razionalità.

  • Altre strategie

Altri ancora, come il già citato Lewis, tentano di risolvere il “poter fare altrimenti” con l’analisi di vari sensi della parola “potere”. In particolare, secondo Lewis, il libero arbitrio presupporrebbe il poter agire altrimenti solo in un senso debole di potere. In questo caso, il determinismo nomico verrebbe in parte sostituito da una serie di fattori che Lewis chiama “fatti rilevanti”. Abbiamo perciò risolto solo parzialmente il problema del determinismo nomico accontentandoci di un senso debole di “potere”. Inoltre Frankfurt tenta di affermare che il libero arbitrio non presuppone il potere fare altrimenti introducendo il concetto di “guidance control”, tuttavia reputo che Vihvelin abbia egregiamente controargomentato Frankfurt e dunque non analizzerò nello specifico questo punto.[4]

  • Un problema linguistico?

Personalmente non mi accontento di risolvere il problema del libero arbitrio semplicemente “giocando” a ridefinizioni linguistiche. Credo che la libertà sia qualcosa di davvero “profonda” e che dunque non può essere trattata semplicemente come una parola da interpretare nella maniera più conveniente. Anche il territorio dei compatibilisti concettuali sembra lasciare l’amaro in bocca.
Che fare dunque?

[1] Ad esempio ci si potrebbe chiedere come mai se avessimo un potere simile non lo abbiamo ancora notato scientificamente. Altri affermerebbero che l’effetto osservatore è una prova scientifica a riguardo. Ritorneremo a ciò nel capitolo 7.

[2] Frankfurt implementa all’argomento di Locke la premessa 3 per contrastare i controargomenti che si basavano sulle cosiddette “patologie della volontà”. Si guardi Frankfurt, “Necessity, Volition, and Love”, 1999.

[3] Si riveda la definizione di determinismo razionale nel paragrafo “Fondiamo le basi” del capitolo 2.

[4] Per approfondimenti si veda il controesempio al principio della possibilità alternative in Frankfurt nella sua già citata pubblicazione.

6 – I veri problemi dietro al libero arbitrio

“Pensavo alla libertà, bella invenzione

Non esistono uomini liberi

Non esistono donne libere

Esistono solo le volontà

E le volontà si vestono elegantemente di vittoria o di sconfitta”

Axos

Pare dunque che le strategie per rendere compatibile il determinismo nomico con il libero arbitrio siano più o meno insoddisfacenti. In effetti, una volta che si è affermato il determinismo nomico, allora è conseguenza diretta che noi siamo delle semplici macchine altamente sofisticate che, a causa della complessità del sistema, ci illudiamo di avere una sorta di potere che chiamiamo “libero arbitrio”. Sembra dunque che ci siamo ridotti tristemente ad una vespa Sphex[1] completamente meccanicistica. I veri problemi dietro al libero arbitrio non sono il compatibilismo con il determinismo nomico, ma il determinismo nomico in sé, le leggi di natura (deterministiche o meno che siano) e l’incompatibilità dell’immagine scientifico-nomocratica che abbiamo del mondo rispetto alla nostra visione “interna” di agenti che prendono delle scelte. Ma perché esiste questa incompatibilità? Perché la nostra visione del mondo ci appare così distante dall’esperienza di tutti i giorni? Dove sta il problema: in una cattiva interpretazione della quotidianità o nella nostra visione scientifica del mondo? Perché il modello deterministico e le attuali leggi di natura che conosciamo funzionano così bene nella previsione di alcuni fenomeni fisici, ma al contempo sono una grande minaccia per la nostra libertà? Sembra che ci sia un enorme problema di fondo che nessuno pare abbia notato.

[1] Si guardi il capitolo 10 della mia recente pubblicazione: http://www.brancobianco.eu/sul-monopolio-delle-emozioni-e-sulle-catene-della-volonta/ 

7 – La mia prospettiva dualista

Se sei arrivato fin qui avrai ben compreso quanto sia complicato il problema del libero arbitrio e ti sarai fatta un’idea di quanta letteratura filosofica esista a riguardo. Probabilmente avrai abbracciato una delle soluzioni che ho esposto, tuttavia io rimango altamente insoddisfatto. Illustrerò allora la mia teoria che si basa su anni di ricerche oltre che su esperienze personali.
Come ho affermato già nell’introduzione, in questa pubblicazione affermo che l’umanità è spaccata in due: i dormienti e i risvegliati. I dormienti non hanno alcun libero arbitrio e la loro vita è pienamente predeterminata. In poche parole, con i dati sufficienti e un calcolatore abbastanza potente potremmo prevedere qualsiasi scelta di un dormiente. I risvegliati invece hanno libero arbitrio e questa capacità è tanto incredibile da conferirgli quasi il titolo di “divinità” in Terra.

  • Da dormiente a risvegliato

I dormienti dipendono pienamente dal determinismo razionale enunciato da Locke. Basta guardarsi un attimo attorno per notare da quante “macchine umane” siamo circondati. A costituire le basi del determinismo razionale ci sono quelle che io chiamo “catene della volontà” enunciate nella mia già citata precedente pubblicazione. Anche noi, se ci sforziamo a guardarci dall’esterno mentre prendiamo una decisione, siamo più o meno guidati da un determinismo razionale. Ogni risvegliato è stato in passato un dormiente. Per ogni dormiente vi è quindi la possibilità di divenire un risvegliato. Basterà seguire il seguente percorso:
1. informarsi: la cultura e la conoscenza sono il primo passo per infondere il dubbio, esso è a sua volta ciò che ci porta all’evoluzione e alla liberazione;
2. osservarsi: distaccarsi sempre più dall’identificazione con il nostro corpo e con la nostra personalità osservandosi dall’esterno, partendo dapprima da un’osservazione mentre si medita per poi arrivare all’osservazione durante qualsiasi azione quotidiana. Questa tecnica ci permetterà di dissociarci dalla nostra mente riscoprendo il nostro Sé essenziale e prendendo consapevolezza dei limiti imposti dalla nostra personalità;
3. conoscere sé stessi: ciò può avvenire attraverso varie tecniche, l’importante è arrivare a riconoscere quale catene abbiamo;
4. liberarsi dalle catene: agire dapprima sulle catene visibili e successivamente su quelle invisibili attraverso tecniche di auto-deprogrammazione neuro-linguistica[1] (consiglio di partire dallo zazen);
5. difendersi: rimanere vigili sulle nuove catene che potrebbero formarsi;
6. essere discreti: mantenere la riservatezza sul percorso compiuto per evitare di subire attacchi psicologici più o meno consapevoli;
7. acquisire conoscenze di alto livello: a questo punto si dovrebbe passare da una cultura divulgativa ad una più specialistica e professionale. Consiglio lo studio di argomenti scientifico-filosofici seri e la pratica di tecniche avanzate;
8. modellare la realtà: iniziare consapevolmente e sempre con alti valori morali, a esprimere il proprio potenziale di “divinità”.

  • Una teoria campata per aria?

Reputo dunque che Frankfurt e Locke con il determinismo razionale abbiano pienamente ragione per quanto riguarda i dormienti. I risvegliati, invece, avendo abbandonato le catene della volontà, hanno quel potere di intervenire sulle leggi della fisica che hanno preannunciato Lewis e Vihvelin. Le supposizioni esposte non sono frutto della mia fantasiosa immaginazione, ma si basano su scoperte scientifiche serie.
Il ricercatore Riccardo Tuis afferma: “Le ricerche sull’epigenetica di Bruce Lipton testimoniano che la nostra percezione (il filtro con cui osserviamo il nostro ambiente e noi stessi) ha il potere di mutare il nostro pool genetico attivando e disattivando qualsivoglia gene attivo o dormiente. Il biologo Garajev e i suoi colleghi sono arrivati alla conclusione che il codice genetico segue tutte le regole dei linguaggi umani. Basta conoscere la giusta frequenza con il giusto linguaggio per ottenere la riprogrammazione del DNA. Nelle ricerche di Garajev si è scoperto che il DNA è in grado di perturbare il nostro ambiente fino a sconfinare nel cosiddetto effetto osservatore della meccanica quantistica. Altre ricerche, fatte da ricercatori quali Radin, Targ, Dunne, ecc., hanno mostrato che l’effetto osservatore è in grado di modificare l’ambiente stesso, non solo il mondo subatomico, e persino influenzare i processi cognitivi delle persone.”[2]
Il potere della consapevolezza del risvegliato gli permetterebbe dunque di agire sul suo stesso DNA, bypassando il determinismo razionale. In realtà, non credo che un risvegliato abbia la capacità di infrangere le leggi di natura, piuttosto reputo che la concezione di leggi di natura odierna sia piuttosto limitata. Le leggi di natura non solo ci permettono di interagire con loro, ma addirittura noi, in quanto osservatori, siamo un fattore necessario e determinante per queste leggi.

  • Una visione sbagliata

“Se l’idea che noi abbiamo l’abilità di modellare la realtà è troppo inverosimile per il nostro attuale paradigma, pensiamo a come reagiremmo all’idea che la Terra giri intorno al Sole fisso, se ora vivessimo nel Medioevo. Fra cinquecento anni i nostri pronipoti osserveranno il nostro periodo storico oscurantista come il “Medioevo del XXI secolo”, rimanendo basiti per i nostri dogmi e verità indiscusse. Di conseguenza, nella misura in cui sappiamo mettere in dubbio i nostri attuali sistemi di credenze abbiamo il metro di misura con cui misurare la nostra crescita come individui”[3].
La nostra attuale visione meccanicistica del mondo è pertanto errata e sopravvive soltanto perché abbiamo un’enorme paura nell’abbandonare il dogma del determinismo per abbracciare le scoperte della meccanica quantistica. Divenuti risvegliati, diventiamo delle “divinità” in grado di agire sulle leggi di natura, non più inconsapevolmente e basandoci sulle catene della volontà, ma con piena consapevolezza e volontà. Tutto ciò ci è permesso grazie al potere che abbiamo nel far collassare la funzione d’onda. In effetti, quando il filosofo Reid afferma che le leggi di natura non coprono il comportamento umano, egli non ha tutti i torti. Le leggi deterministiche non coprono il comportamento dei risvegliati. Per tutti gli altri invece il determinismo, seppure illusorio, rimane un problema insormontabile.

  • Riecco la fisica quantistica

Per chi non avesse familiarità con il collasso della funzione d’onda cito nuovamente Tuis: “Quando viene effettuata una misurazione, la particella viene trovata solo in uno specifico punto, ma se si postula che la funzione d’onda fornisca una descrizione completa e letterale di un sistema quantistico questo sta a significare che tra una misurazione e l’altra la particella scompare in una sovrapposizione di onde di probabilità ed essa è potenzialmente presente in molti differenti luoghi simultaneamente. Solo quando si compie l’osservazione, la funzione d’onda collassa nella realtà fisica e la particella può essere osservata in un punto preciso. Dunque la funzione d’onda nella meccanica quantistica rappresenta uno stato fisico del sistema quantistico correlata a delle coordinate spaziali e temporali in cui l’ampiezza di probabilità segnala i punti ove la particella virtuale sarà manifesta nella realtà umana. Il suo modulo quadro rappresenta la densità di probabilità dello stato sulla posizione dello spazio-tempo di Matrix 1. Nella meccanica quantistica la funzione d’onda serve per determinare la probabilità della posizione spazio-temporale di una particella virtuale che si troverà in un punto anziché in un altro. L’effetto osservatore del pensiero umano genera un effetto a cascata di funzioni d’onda che modellano le probabilità ove persone, cose, luoghi e avvenimenti saranno posizionati nello spazio-tempo della realtà che l’osservatore andrà a esperire. La funzione d’onda a cascata può essere prevista in anticipo, se conosciamo i programmi inconsci di una persona, le sue aspettative e convinzioni che formano il suo sistema di credenza, conosceremo i modelli impiegati dai processori neurali di pensiero, dunque quali pensieri il soggetto emetterà e quale realtà andrà a modellare. E una persona non cambia il suo pensiero ordinario in straordinario se i suoi processori neurali rimarranno dentro il solco di una realtà ordinaria anziché esperire una realtà straordinaria ricca di nuovi potenziali. Fortunatamente l’essere umano ha molte variabili racchiuse in quel dono che possiamo chiamare volontà ed è questa la forza più grande dell’uomo per liberarsi dal pensiero predefinito che lo imprigiona a Matrix 1”.
Dunque più catene della volontà hai, più la tua forma mentis è prevedibile e più la realtà che ti circonda sarà basata sul determinismo nomico. Il determinismo non è allora qualcosa che ci arriva dall’esterno e che ci condanna a essere delle macchine senza possibilità di scelta “autentica”, esso proviene da “dentro di noi” e si riflette nella realtà che ci circonda. Siamo noi i modellatori della nostra realtà e il libero arbitrio dipende dunque solo e soltanto da noi.

  • Determinati da chi?

Ancora Tuis commenta: ”Le vittime non esistono in Matrix 1, bensì esistono persone che accettano la realtà precostituita senza cercare realmente altro. Questo stato d’inedia dovuto a un pesante condizionamento mentale, a un’assenza di volontà e spinta all’auto-miglioramento, porta la persona nella condizione in cui non si permette di darsi gli strumenti per risvegliarsi e liberarsi; si crederà già libera e non cercherà alcuna libertà… e questa è la grande trappola. Il concetto vigente di libertà è molto ristretto e questo limita le possibilità di scelte delle persone e, di conseguenza, le potenzialità di Matrix 1. Per espandere l’idea di libertà è necessario riflettere su tale concetto e osservare le nostre risposte condizionate comprendendo quali e quante siano le sorgenti che ci condizionano. L’osservazione di noi stessi e la nostra interazione con la realtà ci svela un po’ alla volta quanti limiti e modi di essere ci vengano imposti e come il nostro libero arbitrio sia costantemente messo a dura prova”.

  • Chi ha ragione?

Tutte le posizioni trattate sembrano dunque avere ragione a modo loro. Il determinismo nomico esiste per tutte quelle menti scientifiche che hanno bisogno di un dogma meccanicistico sul quale effettuare calcoli. Allo stesso tempo, l’indeterminazione quantistica esiste e, tramite la dinamica non lineare del collasso della funzione d’onda, questa indeterminazione può essere trasportata nel macrocosmo per assecondare la nostra volontà. In questo senso anche i libertari hanno ragione. Nel contempo soltanto un risvegliato interviene consapevolmente con le leggi di natura. Anche i compatibilisti metafisici hanno dunque ragione. Poi, per tutti coloro che hanno solo agito su qualche catena della volontà (ma non su tutte) esiste un senso di libertà più debole, la cui debolezza è direttamente proporzionale al numero di catene residue. Un numero alto di catene porta ad un determinismo razionale. Anche in questo senso, i compatibilisti concettuali hanno ragione.

  • Conclusioni

Io ho proposto una teoria dualista che sembra essere compatibile, non solo con l’esperienza di tutti i giorni, ma anche con le moderne ricerche scientifiche della fisica quantistica oltre che con tutte le teorie esposte sul libero arbitrio. Se accetti la mia visione, hai scoperto di essere uno schiavo; uno schiavo che però è arrivato per qualche motivazione a questa pubblicazione e che, leggendo questo scritto, ha già compiuto il primo passo per il proprio risveglio. Ora sai quali sono i passi necessari al riscatto del tuo libero arbitrio. Sai come divenire un Libero Pensatore.

E tu, quali idee hai riguardo al libero arbitrio? Concordi con la mia teoria o no?
Lascia un tuo commento. Sarò fiero di rispondere e di cercare un confronto.
Non mi resta che augurarti un buon percorso, nella speranza che tu possa riprenderti il libero arbitrio che ti appartiene.

Lupo Stefano

[1] Ingegneria genetica basata su frequenze informazionali.

[2] Si guardi “Zenix” (2014).

[3] Ibidem

“Gli occhi vedono solo quello che la mente è pronta a comprendere”

Henri Bergson

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